Casa Bethel e Casa Betania

Esperienze residenziali per giovani

In risposta al suggerimento del Documento finale del Sinodo dedicato ai giovani (n. 161), e alla diretta sollecitazione dell’Arcivescovo di Bologna, l’UPV ha aperto, dal giugno 2019 e, più recentemente, dal febbraio 2020, una casa vocazionale femminile (Casa Betania) e una maschile (Casa Bethel).

“Case…”

Intese come spazi di crescita e di maturazione umana e spirituale offerti a giovani e ragazze che studiano e/o lavorano, le “Case” vocazionali non intendono comprendersi né rappresentarsi come “comunità” a se stanti. Tale categoria, centrale per la vita cristiana, viene colta in tutto il suo valore e riservata ai contesti di appartenenza ecclesiale da cui i giovani provengono, ai quali rimangono legati e a cui ritornano, ordinariamente, nel fine settimana e in altre occasioni particolari di servizio in cui sono coinvolti.

Nella ferialità…

Grande valore viene dato, dunque, all’esperienza “feriale”, spazio di quotidiana fedeltà ordinata alla crescita. In questo spazio, anche attraverso revisioni periodiche per ciascuna Casa, viene modellato uno stile relazionale che risulti protettivo e promuovente verso se stessi (cura di sé, ordine, orari), verso gli altri (servizio condiviso, momenti comuni, esperienze di carità), verso Dio (ritmo di preghiera personale e condivisa) e verso le cose (cura degli ambienti, delle suppellettili, della pulizia): “dimmi come abiti e ti dirò chi sei”.

La perseveranza – erano perseveranti (At 2,42) ­– […] chiede un ritmo possibile e, tendenzialmente, regolare, cui consegnare il respiro della vita tra lavoro, studio, occupazioni quotidiane, esperienze e attività personali ed atti comuni. Questi ultimi potrebbero essere così configurati:

  • Almeno un pasto quotidiano condiviso.
  • Almeno un momento di preghiera quotidiano vissuto insieme: preferibilmente un’ora liturgica a cui aggiungere l’ascolto della Parola del giorno e un breve spazio di silenzio e risonanza.
  • La partecipazione comune almeno a una s. Messa feriale infrasettimanale.
  • Un contatto ordinario con i poveri.
  • Un momento formativo comune riguardante gli obiettivi dell’esperienza.
  • Un momento mensile di revisione della vita comunitaria, preceduto dall’ascolto della Parola di Dio e da un tempo di adorazione eucaristica.
  • Momenti di ritiro (una due giorni nel contesto delle attività dell’UPV? O altro da definire con il responsabile).
  • Momenti agapici da vivere insieme: un pranzo o cena settimanale a Case riunite, ed altre eventuali occasioni (gite, escursioni, visite…). (Progetto, n. 22).

Nelle case viene previsto un giusto spazio dedicato all’accoglienza (condivisione di pranzi/cene, momenti di studio con compagni, colleghi…) e all’ospitalità (con pernottamento) per tempi di esperienza più o meno prolungati e concordati con il responsabile.

Nell’accompagnamento personale…

È, tuttavia, la relazione di accompagnamento a qualificare l’esperienza, che viene offerta a ciascuno secondo ritmi stabiliti, focalizzando una direzione di crescita in ordine alla quale, con il responsabile della Casa, viene definito un programma personale, individuati obiettivi specifici, perlustrate e promosse risorse interne ed esterne, strategie e strumenti ordinati al cambiamento in vista delle finalità concordate.

In questa direzione, il giovane non esaurisce le risorse per la sua maturazione nell’orizzonte ristretto, seppur positivo e favorevole, dell’esperienza della Casa, ma è qui aiutato a discernere e interiorizzare ambiti di contatto che si aprono alla ricchezza di tutta la Chiesa diocesana e, in primis della comunità parrocchiale nella quale il giovane è situato e invitato ad inserirsi.

Anche per queste ragioni, l’esperienza delle Case vocazionali privilegia piccoli numeri e si rende possibile anche a un soggetto soltanto, fatta salva la significatività della relazione di accompagnamento con un referente.

Nel cambiamento in vista del discernimento…

Tali obiettivi attengono al piano della maturazione relazionale e del discernimento spirituale e vocazionale. Quelli che si affacciano sono giovani le cui difficoltà e ferite hanno favorito un’apertura alla fede e una certa profondità di approccio alla vita, ma queste ferite stesse rappresentano, per loro, la vera sfida, oltre che l’occasione, verso la maturazione spirituale, il discernimento vocazionale e la possibilità di decidere sponsalmente la propria vita. (Progetto, n. 13).

Ingresso e tempi

Ciascun giovane, che chiede di vivere per un tempo l’esperienza della Casa, incontra il Responsabile, al quale, ascoltati i residenti e conferito con i propri referenti ecclesiastici, è riservata l’accettazione o meno della richiesta. Il tempo proposto per l’esperienza è, orientativamente, di un anno, con grande flessibilità rispetto al cammino personale. In questo senso, il tempo di residenza potrebbe ridursi ad alcuni mesi, se sufficienti al raggiungimento degli obiettivi o chiarificata l’opportunità di una diversa collocazione, oppure, potrebbe prolungarsi per più di un anno se, dati i cambiamenti in atto, il raggiungimento o consolidamento degli obiettivi personali lo richiedesse.

Soggetti, ruoli, luoghi, economia

Le “Case vocazionali” non hanno un’entità giuridica, si comprendono come esperienze ecclesiali approvate di fatto dall’Arcivescovo di Bologna e da lui affidate, nella progettazione e nella conduzione, – al momento – al direttore dell’Ufficio per la Pastorale Vocazionale della Diocesi di Bologna. (Progetto n. 24). Egli, nella conduzione delle Case, si avvale di aiuti e consulenze.

Al momento le Case attive sono due:

  • Casa Betania (casa femminile), situata in un appartamento in Via Ferrarese, Bologna. In essa, al momento, vivono stabilmente due ragazze.
  • Casa Bethel (casa maschile), situata in un appartamento in via San Felice, Bologna. In essa, al momento, vivono stabilmente tre ragazzi e il responsabile di entrambe le Case, nella persona di d. Ruggero Nuvoli.

Riguardo l’economia, ogni casa si gestisce autonomamente con il contributo mensile massimo possibile ai residenti e con integrazioni: provenienti dalla persona del responsabile, dal budget dell’UPV e dalla Curia di Bologna.

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